{"id":1044,"date":"2022-02-24T12:12:27","date_gmt":"2022-02-24T11:12:27","guid":{"rendered":"http:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/?page_id=1044"},"modified":"2022-02-24T12:15:15","modified_gmt":"2022-02-24T11:15:15","slug":"la-botanica-e-le-groane","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/?page_id=1044","title":{"rendered":"La Botanica e le Groane"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"1044\" class=\"elementor elementor-1044\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-0c5e5b6 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"0c5e5b6\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-de24053\" data-id=\"de24053\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-56aa476 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"56aa476\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Di Elena Cazzaniga<\/p><p><strong>LE ORIGINI DELLA TENUTA<\/strong><\/p><p>In antichit\u00e0 si ha notizia che il fondo facesse parte dei dominii di caccia dei conti Biraghi Porro, parte a brughiera, parte a bosco alto, come per altro tutto il territorio ferrettizzato dell\u2019attuale parco delle Groane.<\/p><p><strong>LA SVOLTA DEI GERBINO <\/strong><\/p><p>Nella seconda met\u00e0 dell\u2019800 il fondo (assai pi\u00f9 esteso dell\u2019attuale) pass\u00f2 in propriet\u00e0 a un certo A. Gerbino. Risulterebbe che egli fosse un ufficiale dell\u2019Esercito in congedo, persona di grande umanit\u00e0 e di origine ebraica.<\/p><p>Il nome di questo Gerbino potrebbe iniziare per A come scritto sulla carta di confezione del suo prodotto \u201cpane al miele\u201d, mentre Filippo, che d\u00e0 il nome all\u2019omonima via di Birago, \u00e8 il figlio, morto aviatore nella Grande Guerra.<\/p><p>Gerbino, poich\u00e9 grande appassionato, realizza al centro della tenuta un giardino botanico piantumando una grande quantit\u00e0 di cedri del Libano.<\/p><p>Da qui prende il nome nel tempo \u201cLa Botanica\u201d, nome che conserva tuttora.<\/p><p>Solo in seguito si costruisce la casa d\u2019abitazione, sostanzialmente come \u00e8 ora. Una villa eclettica tipica della fine \u2018800, con evocazioni stilistiche diverse, poco locali, forse un pizzico mitteleuropee. Il tetto a cappuccina, i soffitti alti 3 metri, gli scaloni lignei, la cappa del camino in rame, la presenza di un bagno per ciascuna camera da letto padronale, le stanze comunicanti tra loro e disimpegnate da un corridoio, il piano della servit\u00f9 non nell\u2019ammezzato ma spostato all\u2019ultimo piano, rendono la villa un mix avanguardista tra l\u2019architettura della Brianza e delle case di campagna inglesi. Gerbino inoltre si occupa anche della realizzazione di subirrigazioni e cisterne per il recupero dell\u2019acqua piovana.<\/p><p>Gerbino \u00e8 sicuramente un uomo di grande ingegno e di vedute moderne. Investe nella creazione di un apiario che lui dice essere fra i pi\u00f9 grandi del tempo, forte della presenza gi\u00e0 rigogliosa di estesi boschi di acacia. Con il miele d\u2019acacia inventa una ricetta e avvia la produzione del pane di miele, che viene riconosciuto per le ottime doti terapeutiche nei confronti dei malati di petto (da non trascurare la vicina presenza del Sanatorio antitubercolare di Milano a Garbagnate). Costruisce in sito, una fabbrica per la produzione industriale di questo pane. La famiglia Cazzaniga conserva oggi un involto originario, dove l\u2019azienda viene denominata \u201cA.Gerbino\u201d e si vedono i fabbricati sostanzialmente non dissimili da quelli che si osservano oggi. La lunga stecca era la fabbrica di confezione del pane e vi erano quattro forni, riconoscibili in altrettante torrette poste sul lato orientale dello stabile.<\/p><p>Gerbino aveva molti lavoranti locali, aveva aperto un proprio negozio di vendita in via Torino, 48 a Milano ed era fornitore della Real Casa.<\/p><p>L\u2019uomo era ben visto in paese e sapeva farsi benvolere, donando tutti i giorni ai bambini del villaggio che si presentavano alla fabbrica una pagnotta per la refezione. Pare con effetti benefici sulla salute dei piccini, come racconta la carta. La carta che avvolgeva il pane di miele \u00e8 una sorta di carta qualit\u00e0, che racconta i benefici del pane ed \u00e8 la testimonianza storica della tenuta.<\/p><p><strong>DA GERBINO AI SOZZANI<\/strong><\/p><p>Come detto precedentemente, il figlio del Gerbino, aviatore, muore in guerra. Il Gerbino vende la propriet\u00e0; la fabbrica del pane al miele prosegue sino al 1930-35. Con la scoperta dei sulfamidici prima e degli antibiotici poi, il pane di miele si avvia al declino perch\u00e9 non pi\u00f9 utilizzato per i \u201cmalati di petto\u201d.<\/p><p>La tenuta attraversa diversi passaggi di propriet\u00e0.<\/p><p>Viene acquistata dal Marchese Casati e venduta successivamente alla famiglia Sbarufatti.<\/p><p>Sbarufatti Ernesto Marco nato nel 1878 \u00e8 un allevatore di cavalli, piuttosto esuberante, talmente libertino da girare con una carrozza a sei, appannaggio esclusivo del Re Savoia e per questo pi\u00f9 volte multato. Compra la Botanica prima del 1923 e lo stesso anno nasce la figlia Ada nella camera celeste della Villa Botanica.<\/p><p>In seguito subentra la famiglia Sozzani. Secondo le testimonianze raccolte nel tempo, e in particolare dalla Sig.ra Fumeo, vicina di casa e titolare di un\u2019azienda di cravatte, dal custode Giovannino e dal fattore di casa Antonio, i Sozzani erano anche loro ebrei e banchieri di professione, sfollati da Milano durante la Seconda Guerra Mondiale.<\/p><p>A quell\u2019epoca risalirebbero molte ristrutturazioni dell\u2019azienda e l\u2019avvio della bonifica agraria, nonch\u00e9, fatto fondamentale in questo racconto, la costruzione di imponenti gallerie sotterranee, il cui sviluppo \u00e8 in parte noto alla propriet\u00e0 attuale, per averle percorse e poi sigillate per prudenza, e in parte da indagare nel loro sviluppo. Sono attualmente in corso degli accertamenti geologici per ricostruire il percorso completo del sotterraneo. Si tratta di condotte grandi abbastanza per il transito di cavalcature (vi sono ancora anelli per legare i cavalli), in muratura e volta in mattoni. La loro costruzione potrebbe essere avvenuta con scavo e reinterro, stante che in un tratto noto sono risultate sovracoperte da un vespaio in cocci di mattoni e poi terra di coltivo. Collegavano la villa allo stabilimento e alla casa del fattore e pare vi fossero estensioni fino all\u2019estremo sud della tenuta, verso Cogliate e ad oriente verso Birago.<\/p><p>Si dice fossero vie di fuga da ipotetici nemici.<\/p><p>Ad oggi, non si ha certezza della data di costruzione dei sotterranei.<\/p><p>Furono costruite dai Sozzani o dal Gerbino?\u00a0<\/p><p>La Signora Fumeo e il fattore ricordavano che i Sozzani nascosero nelle gallerie del sotterraneo molti rifugiati, familiari e non. E\u2019 ricordato in particolare un episodio di soldati americani paracadutati in azienda che rimasero nascosti nelle citate gallerie per poi essere trasbordati verso il confine svizzero, nascosti in carrozze d\u2019epoca, durante una festa organizzata ad arte, affinch\u00e9 i repubblichini non le fermassero ai numerosi posti di blocco disposti lungo la frontiera.<\/p><p>Sui numeri delle persone salvate dalla persecuzione nazista vi sono discordanze e appaiono verosimilmente, c\u2019\u00e8 chi dice 150, ma \u00e8 da verificare.<\/p><p><strong>SANTE CAZZANIGA E PIERA FOLLI<\/strong><\/p><p>Cambiano i tempi e le persone. Nel corso degli anni mio pap\u00e0 Santino Cazzaniga subentra nella gestione della Tenuta.<\/p><p>Santino si laurea in veterinaria nel 1945 e parte per 3 mesi a visitare l\u2019America, per scoprire i suoi allevamenti avanguardisti. Di ritorno, si ferma un mese nel Nord Europa per poi tornare a Chiaravalle, nella cascina Tecchione. Dall\u2019America, importa 80 manze indenni da patogeni ed inizia il risanamento di tutta la mandria esistente, portando la cascina ad essere la prima stalla in Lombardia indenne da TBC. Le sfide sono sempre state la sua filosofia di vita, e La Botanica \u00e8 cos\u00ec diventata l\u2019azienda zootecnica di riferimento, in prima linea per genetica, produzione di Latte Alta Qualit\u00e0 e sanit\u00e0 animale. La sua colazione mattutina era una fetta di pane e una tazza di latte, e per questo motivo il latte che produceva doveva essere sano e buono.<\/p><p>Era un veterinario, un grande pap\u00e0 forte e comprensivo, dolce e generoso. Ci diceva: \u201cSiamo agricoltori da sempre, facciamo gli agricoltori in una zona in cui l\u2019agricoltura \u00e8 quasi scomparsa, ma l\u2019entusiasmo non deve mai diminuire e la sfida essere sempre aperta. La terra va amata e rispettata.\u201d<\/p><p>Ci piace ricordarlo l\u2019agricoltore pi\u00f9 giovane, sempre curioso, entusiasta ed instancabile, ma anche l\u2019agricoltore pi\u00f9 anziano, per la rettitudine morale e la saggezza di tutta una vita. Ha dedicato tutto il suo tempo alle sue vacche, le chiamava le \u201csue signore\u201d. Con l\u2019anima di un adolescente, i suoi anni erano solo un dato anagrafico. Ci ha insegnato a rispettare e ad amare la Sua azienda agricola, ad avere con lei molta pazienza, accompagnandola sempre. Ha amato il suo lavoro, ma soprattutto noi, in modo sempre speciale.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-65883a9 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"65883a9\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-50 elementor-top-column elementor-element elementor-element-bf91a28\" data-id=\"bf91a28\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c7ece56 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"c7ece56\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1030\" height=\"430\" src=\"https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3-Botanica-1030x430.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-1047\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3-Botanica-1030x430.jpg 1030w, https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3-Botanica-300x125.jpg 300w, https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3-Botanica-768x321.jpg 768w, https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3-Botanica-1536x641.jpg 1536w, https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3-Botanica.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1030px) 100vw, 1030px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1d62386 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"1d62386\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"636\" src=\"https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3-cunicoli-botanica.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-1048\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3-cunicoli-botanica.jpg 960w, https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3-cunicoli-botanica-300x199.jpg 300w, https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3-cunicoli-botanica-768x509.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-50 elementor-top-column elementor-element elementor-element-dd1bb20\" data-id=\"dd1bb20\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0fc1ad7 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"0fc1ad7\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"675\" height=\"960\" src=\"https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3-Cazzaniga.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-1046\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3-Cazzaniga.jpg 675w, https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3-Cazzaniga-211x300.jpg 211w\" sizes=\"(max-width: 675px) 100vw, 675px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Elena Cazzaniga LE ORIGINI DELLA TENUTA In antichit\u00e0 si ha notizia che il fondo facesse parte dei dominii di caccia dei conti Biraghi Porro, parte a brughiera, parte a bosco alto, come per altro tutto il territorio ferrettizzato dell\u2019attuale parco delle Groane. 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