{"id":625,"date":"2022-02-16T12:17:55","date_gmt":"2022-02-16T11:17:55","guid":{"rendered":"http:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/?page_id=625"},"modified":"2022-03-31T13:36:36","modified_gmt":"2022-03-31T11:36:36","slug":"i-porro-di-copreno","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/?page_id=625","title":{"rendered":"I Porro di Copreno"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"625\" class=\"elementor elementor-625\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-6654369 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"6654369\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-0dd93a3\" data-id=\"0dd93a3\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-cb5dc4b elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"cb5dc4b\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Ricordati in molti documenti a partire dal XIII secolo, ma sicuramente presenti almeno dal secolo precedente, i Porro gi\u00e0 allora erano divisi in molteplici rami.<\/p><p>A met\u00e0 del XIII secolo Oldone Porro figlio di un omonimo che ci risulta gi\u00e0 defunto nel 1246, abitava nel castello di Copreno unitamente al fratello Ottone. I due avevano propriet\u00e0 anche in Camnago, Lentate, Barlassina e Bregnano, nonch\u00e9 in Meda, sulla contrada del mercato. Nel 1257 Oldone fu protagonista di una complessa compravendita di beni in Valtellina, avendo quale controparte il monastero di Santa Redegonda di Milano. Pi\u00f9 tardi, ormai anziano, Oldone, questa volta detto di Lentate, riconoscente ai monaci di Chiaravalle che lo avevano ospitato e guarito da una grave malattia, don\u00f2 libbre 30 di olio all\u2019anno al monastero, con atto inter vivos confermato pi\u00f9 tardi nel testamento, aggiungendo poi l\u2019obbligo ai suoi eredi di dare ogni anno ai monaci al giorno della sua morte, un moggio di frumento (circa un quintale di grano), consegnandolo (si fieri potest sine prohibitione Communis Mediolani) alle porte dell\u2019abbazia, perch\u00e9 i frati godessero qualche cosa di pi\u00f9 nell\u2019anniversario: \u201cpro pitantia monachorum et conversorum ibi residentium ut in die illa memoria sit inter eos anime\u201d.<\/p><p>A garanzia del lascito il Porro impegn\u00f2 un terreno di 8 pertiche che egli possedeva in Barlassina e probabilmente altri beni in Bregnanello, il cui affitto, nei desideri del testatore, doveva pervenire al monastero di Chiaravalle. Il Porro mor\u00ec il 5 di agosto dell\u2019anno 1272 e i frati furono immessi nel possesso dei beni da Giacomo di Monza, servitore del comune di Milano che raggiunse la campagna nei giorni 21 e 22 ottobre, rispettivamente venerd\u00ec e sabato, ma il colono di Barlassina si rifiut\u00f2 di lavorare la terra a vantaggio dei frati, probabilmente indotto a ci\u00f2 dagli eredi di Oldone stesso. Allora i monaci si rivolsero alle autorit\u00e0 del comune di Milano e ne ottennero ristoro. Tuttavia dal 1276 al 1287 la lite prosegu\u00ec tra Chiaravalle e gli agnati di Oldone, ovvero Giacomo, Tommaso e Leone Porro.<\/p><p>Se il castello altomedievale dei Porro di Copreno fu un recinto pi\u00f9 o meno ellittico, di cui resta traccia nella cartografia ottocentesca e nella toponomastica locale, nonch\u00e9 nel fossato esistente al posto delle attuali vie Montello e Cantore, successivamente il fortilizio si espanse, sino a comprendere tutto il borgo. Nel XIV secolo a occidente e meridione stava il descritto fossato, prolungato sino alla Brera che poi a oriente e settentrione si collegava a una lunga muraglia di ciottoli e mattoni, in parte pi\u00f9 antica, costruita sull\u2019alto margine della collina e accessibile solo dalla porta collocata sotto il ponte che dava nome all\u2019omonima contrada. Un paio di torri stavano nel vecchio castello, mentre altre due erano a difesa degli angoli posti verso la Comasina: una divent\u00f2 pi\u00f9 tardi la torre colombaia, l\u2019altra era parte dell\u2019antica casa dei Porro. Presso la contrada del Ponte e quella della Madonna, cos\u00ec ricordata per via di un affresco su uno dei caseggiati medievali ancora esistenti, almeno dal XIII secolo vi risiedevano alcuni dei consorti de Porris, in particolare quelli della famiglia di Romino. Un suo omonimo \u00e8 ricordato in Copreno nel 1300 tondo, forse nonno o zio del Porro di cui trattiamo ora; un altro omonimo, forse un nipote, padre di Grazio, era gi\u00e0 defunto nel 1433. Prima che Luchino Visconti passasse a miglior vita nel 1349, probabilmente per la peste, il signore di Milano aveva ordinato ai principali giuristi di Lombardia la riforma degli Statuti. Gli successe nella signoria l\u2019arcivescovo Giovanni Visconti che non pienamente soddisfatto del lavoro, nel 1351 invit\u00f2 altri giuristi a revisionare l\u2019opera e tra questi emerse il famoso giureconsulto Romino Porro. L\u2019opera di revisione di Romino e dei suoi colleghi, produsse la suddivisione delle norme in otto libri: giurisdizione, criminalit\u00e0, civile, straordinari, alimentare, dazio, mercanzia, mercato delle lane.<\/p><p>Nel 1371 Romino era ancora vivo, ma nel 1392 \u00e8 ormai ricordato come defunto da qualche tempo e i suoi eredi gli succedettero nella titolarit\u00e0 di ampi beni in Copreno. Romino lasci\u00f2 un testamento a noi noto solo in transunto, secondo il quale avrebbe lasciato beni alla chiesa di San Pietro Martire \u201cpresso Barlassina\u201d e Meda, dove fu sepolto.<\/p><p>Al principio del Quattrocento, un ramo dei Porro era rappresentato da Ludovico, capitano dell\u2019esercito ducale e figlio di un Lanfranco che pur parente quasi coevo, non deve essere confuso con l\u2019omonimo di Mocchirolo; Ludovico lasci\u00f2 in eredit\u00e0 molte sostanze a sua figlia Giovannina che spos\u00f2 un Secco di Caravaggio e la figlia di questi ultima, Apollonia, trasmise tutto agli <strong>Avogadro<\/strong> che per questo motivo dalla met\u00e0 del Quattrocento s\u2019insediarono a Copreno. Il passaggio di importanti beni per tramite di due donne scaten\u00f2 una faida tra gli altri Porro del ramo di Romino e gli Avogadro, per questioni evidentemente legate alla successione dei diritti feudali e allodiali, la cui trasmissione poteva differire a seconda del sesso degli eredi. Probabilmente alla stessa Giovannina Porro si deve la committenza delle pitture Quattrocentesche presenti nell\u2019oratorio di San Francesco Saverio, presso il cimitero, opera del pittore Lanfranco da Lecco.<\/p><p>Il ramo di Romino prosegu\u00ec con un Grazio, vissuto ai primi del Cinquecento, dai cui nipoti discesero i Porro per circa tre secoli primeggiarono nel borgo, ma verso la fine del Settecento vendettero l\u2019intera propriet\u00e0 ai <strong>Beccaria<\/strong>. A questo ramo dei Porro appartenne anche il patronato di una cappella in Sant\u2019Alessandro, quella alla sinistra, rispetto l\u2019ingresso, dove questi Porro avevano anche il sepolcro.<\/p><p>Altri Porro avevano residenza negli edifici d\u2019origine medievale che stanno in Via Trieste e che da circa un secolo sono di propriet\u00e0 della famiglia Zerbi di Saronno.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-fff1404 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"fff1404\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-43fd3cc\" data-id=\"43fd3cc\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-68e9357 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"68e9357\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1030\" height=\"707\" src=\"https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/3-Copreno-Porro-1030x707.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-1214\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/3-Copreno-Porro-1030x707.jpg 1030w, https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/3-Copreno-Porro-300x206.jpg 300w, https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/3-Copreno-Porro-768x527.jpg 768w, https:\/\/museodiffusolentatesulseveso.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/3-Copreno-Porro.jpg 1049w\" sizes=\"(max-width: 1030px) 100vw, 1030px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricordati in molti documenti a partire dal XIII secolo, ma sicuramente presenti almeno dal secolo precedente, i Porro gi\u00e0 allora erano divisi in molteplici rami. 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